In un contesto economico come quello nazionale, caratterizzato da difficoltà strutturali consolidate e penalizzato da un lungo periodo di credit crunch, le ripercussioni del Covid sulle imprese sono state notevoli. Tra le conseguenze più tangibili, l’impennata dei mancati pagamenti delle fatture commerciali.
Se, fino a febbraio 2020, la quota mensile di fatture insolute delle PMI si attestava mediamente al 30%, con picchi concentrati nel periodo estivo e natalizio, con il lockdown di marzo è progressivamente aumentata la quota di insoluti che, a maggio, ha raggiunto picchi del 44,7% (fonte: Rapporto Cerved PMI 2020).
Un trend che, pur ridimensionatosi con la fine del primo lockdown, è tuttora ancora evidente sia tra le aziende di medio-piccole dimensioni che tra le grandi aziende. Maggiormente penalizzati sono il settore dei servizi e le costruzioni. Nell’ambito dei servizi, l’impatto più persistente sui ricavi – conseguenza diretta dei mancati pagamenti durante il lockdown – si registra nel comparto delle agenzie di viaggio con punte di impagato che hanno superato l’80% a luglio 2020 e non si sono ridotti neppure nei mesi successivi. Leggermente migliore la situazione per il settore ricettivo e fieristico per il quale la percentuale di impagato raggiunge quasi l’80% nel mese di maggio ma cala a giugno e luglio, pur restando però lontana dai valori di insoluto registrati a luglio 2019, decisamente più contenuti.
Ma non sono soltanto i settori più penalizzati dal lockdown e dal conseguente calo di fatturato a registrare mancati pagamenti. Gli insoluti sono in aumento anche in comparti per i quali si stima un incremento dei ricavi 2020. Il riferimento è alla distribuzione alimentare, ai pastifici industriali, alla vendita all’ingrosso di prodotti medicali e specialità farmaceutiche che, pur non avendo mai interrotto la continuità operativa, sono stati comunque interessati dall’incremento percentuale dei mancati pagamenti.
In base all’andamento del Covid, secondo il Rapporto Cerved PMI 2020, circa 20mila imprese italiane subiranno una notevole contrazione dei ricavi (25%) nel biennio 2020-2021. Si tratta delle PMI che, anche dopo la fine del lockdown, dallo scorso maggio in avanti, hanno registrato quote di mancati pagamenti superiori al 50%.
La crisi socio-economica generata dal Covid, inoltre, ha incrementato anche il numero di imprese ad elevata rischiosità, un dato in evoluzione continua e dipendente, tra l’altro, dall’andamento della curva epidemica. La possibilità di nuovi lockdown, già verificatasi per alcune regioni italiane proprio in questi giorni, rende concreto lo spettro del default per un gran numero di PMI, in particolare all’interno delle categorie merceologiche duramente colpite dalle restrizioni dello scorso inverno, ristorazione e turismo in primis. In tali settori, la presenza di imprese ad alta probabilità di default potrebbe superare il 50%.
‘E opportuno quindi che le imprese che vantano crediti commerciali si attivino rapidamente per incassarli ed ottimizzare il cash flow aziendale, anche ricorrendo all’ausilio di società specializzate nel settore del recupero crediti.
Il rischio di un’attesa passiva? L’irrecuperabilità del credito qualora l’azienda debitrice , nel frattempo, fosse entrata in crisi economica irreversibile o addirittura in default.




