‘E slittata al 1 giugno prossimo la ripresa delle attività di riscossione e notifica delle cartelle esattoriali da parte della PA. Con questa ulteriore proroga, diventano ben 400 i giorni di blocco delle attività di riscossione coattiva e di applicazione degli interessi di legge disposti dalla legislazione italiana nel novero degli interventi a sostegno di famiglie ed imprese danneggiate dalla emergenza economica da Covid-19.
La sospensione delle attività di recupero coattivo ha impattato negativamente sulle casse della Pubblica Amministrazione, in particolare degli Enti Locali. Nel 2020 i Comuni italiani hanno incassato ben 4,6 miliardi di euro in meno di entrate rispetto al 2019. Circa la metà dei mancati introiti riguarda le entrate tributarie (fonte: Memoria della Corte dei Conti sul Dl 41/2021, aprile 2021).
Significativa la perdita legata al pagamento della TARI, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti, che ha registrato un calo del 17,6% rispetto al 2019. Più di un miliardo di euro non versato. Il mancato pagamento ha interessato sia le attività commerciali rimaste forzatamente chiuse in ottemperanza alle restrizioni nazionali anti-contagio (-755€mio) che le famiglie maggiormente penalizzate dalla crisi (- 265€mio).
Marcatamente negativi anche gli incassi legati alle entrate extratributarie, dalle sanzioni per infrazioni al Codice della Strada, agli affitti, alle concessioni edilizie, voci che, sommate, pesano per un altro miliardo di euro non contabilizzato.
Lo stop forzato ha determinato anche mancati introiti per l’inutilizzo dei servizi pubblici locali: dalla mensa scolastica al trasporto pubblico, agli impianti sportivi e agli incassi provenienti da fiere, musei e teatri. Non meno importante la contrazione degli incassi generati dall’imposta di soggiorno nelle città turistiche: – 49,3% di incassi nel 2020 a livello Italia, con picchi fino al -60% per le città d’arte.
A parziale compensazione di tali mancati incassi, lo scorso anno lo Stato aveva messo a disposizione dei Comuni italiani 250 milioni di euro. Quest’anno, ha rafforzato le precedenti misure di sostegno istituendo fondi a tutela dei servizi fondamentali e del trasporto pubblico e ha garantito la compensazione per l’imposta di soggiorno e l’esonero dal pagamento di altre imposte ( concessioni pubblicitarie, canone per l’occupazione di aree destinate agli ambulanti etc).
Saranno interventi sufficienti a sostenere la Pubblica Amministrazione assicurandole, almeno, l’ equilibrio dei conti pubblici? Il rischio collettivo, in caso di insufficiente copertura, è alto: le prime ripercussioni ricadrebbero sui servizi pubblici che verrebbero ridotti per la parte relativa ai servizi non essenziali. Inoltre, si assisterebbe ad un incremento di tariffe e costi dei servizi che penalizzerebbero ulteriormente i cittadini, in particolare le fasce di popolazione maggiormente provate, economicamente, dall’ evento pandemico.
Cosa è auspicabile mettere in atto per evitare che l’emergenza sanitaria, economica e sociale degeneri in situazione di crisi finanziaria locale con conseguenze pesanti per la finanza pubblica?
Gli Enti locali, da sempre più esposti alle criticità, dovranno monitorare con costanza i conti pubblici ed intervenire con maggior rapidità, rispetto al passato, sulle situazioni di mancato pagamento delle entrate attingendo alle soluzioni consentite dalla normativa. Tra queste, utile sarà il ricorso al supporto di società di tutela del credito a cui, in coerenza con quanto sancito dal D.lgs 112/99 (art.21) e dalle normative volte all’armonizzazione dei bilanci, la PA può affidare il recupero bonario dei crediti vantati prima di procedere con l’obbligatoria fase coattiva.
Una soluzione che ristorerà soprattutto i Comuni dal momento che circa il 70% delle entrate correnti dei bilanci degli Enti Locali passa attraverso gli Uffici Tributi.




