I crediti insoluti rischiano di far chiudere la metà delle imprese italiane di autotrasporto. La crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria ha ulteriormente dilatato i tempi di pagamento delle fatture commerciali conseguenti ai servizi di trasporto.
Migliaia di clienti dei vettori stanno rinviando i pagamenti procrastinandoli alla fine della pandemia e questa situazione complica lo scenario economico del comparto già gravato da criticità pregresse.
Il settore dell’autotrasporto è infatti interessato da 1,5 miliardi di crediti insoluti stimati, relativi anche a fatture che avrebbero già dovuto essere saldate prima dello scoppio dell’epidemia di Covid (dati sindacato Trasportounito).
A ciò si aggiunge il fatto che oggi soltanto il 2% delle aziende di autotrasporto, quelle impegnate nella distribuzione farmaceutica ed alimentare, sta lavorando a pieno regime.
Le possibili conseguenze? L’impossibilità per molte aziende del comparto di far fronte alla carenza di liquidità e quindi di poter proseguire l’attività, soprattutto nel caso in cui l’epidemia di Coronavirus dovesse prolungarsi per tutto il 2020.
Il settore del trasporto è, unitamente alla filiera del turismo, quello su cui il Covid ha avuto l’impatto maggiore in termini di ricaduta economica ed operativa.
A seconda della durata dell’epidemia, le imprese del macro-comparto tourism & travel potrebbero perdere tra i 33 ed i 73 miliardi di fatturato nel 2020-2021 (fonte: stime Cerved Industry Forecast).




