I debiti commerciali della PA sono in crescita. Il valore complessivo dei pagamenti in ritardo maturato dalla Pubblica Amministrazione nei confronti dei fornitori di beni, servizi e lavori ha raggiunto, a fine 2019, i 49,4 miliardi di euro (dati Eurostat diffusi dall’Ufficio Studi CGIA).
L’ammontare effettivo potrebbe però essere addirittura superiore poiché il dato non include la componente in conto capitale, valutata in ulteriori 8 miliardi. A pagare in ritardo non sono soltanto gli Enti locali ma anche le Amministrazioni centrali, tra cui Ministero delle Finanze e Agenzia del Demanio.
Le cifre indicate dall’Eurostat evidenziano un trend negativo in costante peggioramento. Se nel 2016 i debiti di parte corrente erano 44,3 miliardi, nel 2017 sono saliti a quota 45,6, nel 2018 hanno raggiunto i 47,8 miliardi fino ad arrivare ai 49,4 miliardi del 2019 corrispondenti al 2,8 per cento del Pil: tra i 27 Paesi UE monitorati, soltanto la Croazia ha fatto peggio.
A pagare maggiormente lo scotto dei pagamenti tardivi sono le aziende fornitrici della Sanità pubblica, più esposte al ritardo anche in conseguenza delle disposizioni normative che stabiliscono in 60 giorni il termine massimo di pagamento delle forniture erogate al servizio sanitario nazionale. Tutte le altre PA sono invece tenute a pagare i fornitori entro 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura.
Il reiterato mancato rispetto dei termini è costato all’Italia, ad inizio 2020, una sanzione da parte della Commissione Europea, avvalorata da un pronunciamento ad hoc della Corte di Giustizia Europea secondo la ratio per cui ottemperare al saldo dei debiti commerciali nei tempi fissati è garanzia di buon funzionamento dell’economia degli Stati membri della UE.
Per arginare la criticità della situazione, in aggiunta ai diversi decreti sblocca-debiti, la legge di bilancio 2020 ha previsto che Regioni ed Enti locali possano ottenere anticipazioni di liquidità a copertura dei debiti maturati entro il 2019. L’utilizzo di tali risorse deve essere tassativamente destinato al pagamento delle fatture commerciali e non può essere discrezionalmente dedicato a finalità diverse quali, ad esempio, la copertura delle passività pregresse. Lo stabilisce la Corte Costituzionale (sentenza n. 4/2020).
Da ultimo, il Decreto Rilancio ha previsto un fondo di 12 miliardi di euro appannaggio di Regioni, Asl ed Enti locali per la liquidazione dei debiti commerciali generatisi entro il 31 dicembre dello scorso anno, ulteriore contributo all’abbassamento dello stock di insoluti.
‘E evidente che, a prescindere dal tipo e dall’ammontare di fondi o interventi messi a disposizione della PA, l’unica misura efficace per comprimere il problema ed allineare i tempi di pagamento pubblici alla media europea, sia implementare misure di efficace gestione finanziaria, soprattutto da parte degli Enti Locali.
In ottemperanza al principio della “competenza finanziaria potenziata”, gli Enti Locali sono obbligati a spendere soltanto il denaro che entra materialmente nelle casse comunali. Il processo di armonizzazione contabile dei bilanci ha imposto rigide norme per determinare l’effettiva composizione delle casse comunali ossia la capacità di spesa di un Comune. Minori introiti espongono a riduzione della quantità e qualità dei servizi alla collettività oltre che ai ritardi di pagamento dei propri debiti.
Per il recupero delle morosità, come peraltro ampiamente condiviso dall’ANCI, è possibile attivare, prima dell’obbligatoria fase coattiva, azioni bonarie di recupero che prevedono attività di contatto diretto e domiciliare con il cittadino moroso per sensibilizzarlo al pagamento del dovuto, promuovendo il fine etico del principio di equità fiscale.
L’immediatezza della gestione stragiudiziale garantisce agli Enti diversi vantaggi, in primis l’accelerazione delle tempistiche d’incasso e maggior efficacia nel recupero di somme difficilmente esigibili in via coattiva o per le quali un eventuale iter giudiziale risulterebbe antieconomico per la PA.
Inoltre, l’attività stragiudiziale determina un costante aggiornamento del data base crediti dell’Ente con bonifica e attualizzazione delle informazioni relative sia all’anagrafica dei debitori che allo status dei pagamenti, evidenziando eventuali pagamenti non dovuti e riducendo, di conseguenza, il numero dei ricorsi avversi.
In caso di posizioni debitorie negative all’attività stragiudiziale, le relazioni di inesigibilità prodotte dalla società di recupero costituiranno, per l’Ente, un’utile informativa per gestire sulla base di dati aggiornati una successiva fase di ingiunzione fiscale e riscossione coattiva.
Non trascurabile, poi, il lato economico: l’attività stragiudiziale incide in misura minima sulle casse comunali in quanto il processo di recupero avviene in economia per l’Ente, con la quasi totalità dei costi di gestione a carico dei contribuenti morosi.




