In Italia sempre meno aziende chiudono i battenti per fallimento.
I dati fanno registrare il prosieguo di un trend positivo per le PMI cominciato circa quattro anni fa. Nel primo semestre del 2019 le procedure fallimentari sono diminuite del 4,2% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, interessando “solo” 5.714 aziende (fonte: CRIBIS, Analisi dei fallimenti).
Il settore più virtuoso è quello edilizio, con ben il 12,1% di pratiche fallimentari in meno (518 fallimenti). Segue il settore dei servizi che fa registrare un calo delle chiusure aziendali pari al 5,7% rispetto al 2018. I fallimenti in questo comparto sono stati 661. Impercettibile il miglioramento nel comparto Industria, con 510 fallimenti 2019 contro i 517 del secondo trimestre 2018 (-1,4%). Nessuna variazione, infine, nel settore Commercio, che replica i risultati dello scorso anno.
Quale fattore ha determinato i risultati raggiunti? Buona parte del merito va alle corrette policies di gestione del rischio commerciale che le aziende stanno implementando. Gli imprenditori hanno ormai chiaro che gestire il rischio di credito significa evitare che eventuali insolvenze subite mettano in pericolo l’attività produttiva.
Cosa vuol dire, concretamente, gestire il rischio di credito? Una sana credit policy si fonda su tre attività essenziali e consecutive: prevenzione, monitoraggio e gestione delle insolvenze.
Si tratta di attività trasversali a più comparti aziendali, in primis l’area amministrativa e quella commerciale, cooperanti nella valutazione e definizione del portfolio clienti. Sarà loro compito scegliere con oculatezza i clienti da servire e la scelta sarà tanto più sicura quanto più basata su elementi di valutazione oggettivi atti a calibrare il rischio commerciale in relazione alla solidità patrimoniale, all’equilibrio finanziario e alle abitudini di pagamento dei futuri clienti.
‘E buona prassi utilizzare strumenti informativi verificati, spesso anche di natura investigativa, in grado di fotografare la situazione commerciale reale dei prospect.
Scelto il pacchetto clienti, sarà opportuno monitorarlo nel tempo per verificare che sia in grado di restare solvente e rispettare le tempistiche di pagamento dettate dall’azienda fornitrice. Il monitoraggio è un vero e proprio sistema di alert che consente di individuare preventivamente quei clienti da attenzionare maggiormente per scongiurare il rischio di insolvenza. In che modo? Applicando, ad esempio, diverse condizioni di pagamento o di fornitura in caso di ritardi o di criticità strutturali emergenti.
Auspicabile è anche l’attività di Reminder Calling, consigliata soprattutto in presenza di un pacchetto clienti frazionato. ‘E una telefonata di cortesia operata prima della scadenza della fattura il cui fine è quello di allineare i tempi di incasso alle scadenze di pagamento accordate. Si tratta di un servizio dal notevole valore aggiunto: oltre ad abbattere i costi dei solleciti epistolari post-ritardo di pagamento, rafforza l’immagine dell’azienda in termini di attenzione al cliente.
E se, nonostante tutto, si verificasse un’insolvenza? Sarà necessario innanzitutto rinegoziare i termini di pagamento con il cliente in difficoltà, rimodulando tempi e modalità. Se l’incasso dovesse ancora tardare, sarà opportuno attivare celermente azioni bonarie di recupero crediti. Attraverso l’attività di sollecito stra-giudiziale, sarà possibile recuperare il credito insoluto e conservare il rapporto commerciale con il cliente.
Affidando l’attività di recupero a società specializzate nel settore si otterrà un duplice beneficio. Si eleveranno, innanzitutto, i risultati e quindi le percentuali di incassato con conseguente incremento della liquidità per l’azienda creditrice.
In caso di crediti di difficile esigibilità (decozione economica, irreperibilità accertata, debitore deceduto senza eredi, etc…), non recuperabili attraverso l’attività bonaria e per i quali è antieconomico intraprendere un iter di recupero legale, la società di recupero crediti emetterà una dichiarazione di inesigibilità che consentirà all’azienda creditrice la messa a perdita fiscale.
L’assenza di crediti inesigibili in bilancio migliorerà il rating aziendale, rendendo l’impresa più “appetibile” agli occhi delle banche e dei fornitori.




