Crisi economica da Covid-19, le misure di sostegno varate dal Governo tra marzo ed agosto scorsi hanno arginato il deficit di liquidità ma non sono bastate ad evitare il peggioramento delle condizioni patrimoniali delle imprese.
Il ricorso a nuovi prestiti, incentivato dalla copertura offerta dalle garanzie pubbliche, ha accresciuto l’indebitamento. La fragilità dei bilanci che ne è conseguita ha indirettamente favorito l’incremento delle possibilità di default aziendale (fonte: Banca d’Italia, Note Covid-19 “Gli effetti della pandemia sul fabbisogno di liquidità, sul bilancio e sulla rischiosità delle imprese”, novembre 2020).
Lo scenario risulta più o meno complesso a seconda dei settori merceologici di appartenenza. Le stime di default sono maggiori per le imprese del comparto alberghiero, immobiliare, della ristorazione e dell’intrattenimento, maggiormente colpiti dalle restrizioni a contenimento dell’emergenza sanitaria.
Tuttavia, da quanto emerge dallo studio citato, il quadro economico-finanziario delle imprese italiane sarebbe stato critico anche a prescindere dal Covid. Se è vero, infatti, che il sostegno statale ha contenuto l’impatto sulla tenuta delle aziende, di esso hanno beneficiato anche imprese che si sarebbero trovate comunque in difficoltà anche se la pandemia non fosse mai scoppiata.
Banca d’Italia evidenzia che, delle attuali 100mila imprese in deficit di liquidità, la metà di esse avrebbe avuto le stesse problematiche anche senza l’evento pandemico. Un numero probabilmente sottostimato dal momento che lo studio prende in esame le sole società di capitali escludendo quindi altre forme societarie, ampiamente presenti, ad esempio, nei settori più penalizzati dall’emergenza.
Cosa desumere da questa analisi? Che, in valore assoluto, resta alto il numero di imprese in difficoltà per l’incapacità di fronteggiare con mezzi propri gli impegni di pagamento verso terzi.
La sottocapitalizzazione – ossia la carenza di mezzi propri rispetto al livello necessario per perseguire in maniera ottimale gli obiettivi aziendali – crea un circolo vizioso: le imprese attendono i pagamenti dei clienti per onorare, a loro volta, gli impegni assunti con i fornitori. Se i clienti ritardano, l’impresa difficilmente potrà essere puntuale nel pagare i fornitori.
Diventa quindi strategicamente importante, quale rimedio preventivo al default, trovare un giusto allineamento tra tempistiche di scadenza fatture e tempistiche d’incasso. Questo processo si realizza ottimizzando la gestione del credito aziendale.
Affidare l’attività di sollecito incassi ad una società specializzata nel settore della gestione e del recupero crediti consente di raggiungere maggiori risultati in tempi più brevi oltre ad essere una soluzione meno onerosa, in senso economico, dell’equivalente gestione in house.
L’ esternalizzazione garantisce l’impiego di risorse esperte in negoziazione e comunicazione persuasiva che svolgono sia un’attività efficace di recupero crediti che un servizio di customer care nei confronti del cliente ritardatario finalizzato a conservarne la fidelizzazione.
Inoltre, al verificarsi di situazioni sfavorevoli in capo all’ azienda debitrice quali l’apertura di procedure concorsuali (fallimento, liquidazione coatta amministrativa etc…) che rendano oggettivamente impossibile il recupero del credito, la dichiarazione di inesigibilità redatta dalla società di recupero in conseguenza dell’attività stragiudiziale svolta consentirà all’ azienda creditrice di ottenere agevolazioni di tipo fiscale (recupero iva, messa a perdita etc…) utili anche a garantirsi un bilancio più trasparente e quindi un miglior rating.




